[Puglia on the road 1] – Martina Franca, Sava e Taranto

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– Come quasi tutti i pugliesi sanno, da quando la Puglia è diventata di moda, quelli del nord la conoscono meglio di noi. Per lo meno, io ero stata 3 volte a Ibiza e 0 volte a Polignano. Il pensiero mi infastidiva da tempo, così quest’estate ho colto l’occasione per visitarmela un po’ e ho semi-improvvisato un giretto on the road che vi racconterò in più puntate poiché, come alcuni di voi sanno, soffro di incurabile logorrea.

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Per partire, sono stata a MARTINA FRANCA, dove mi capita spesso di andare, perché ciò-i-parenti.  Ogni volta che ci vado, amo perdermi nel suo centro storicoMartina Franca è una bomboniera vera, fatta di gradini alti e pietre lucide, pareti bianche e archi, e volte a botte, e scalini che s’arrampicano fino a portoncini colorati, balconi stretti con fiori curati, e cenni di Barocco che sbocciano, rigogliosi, nella semplicità. Vecchi in Piazza, con la coppola in testa. Bancarelle e boutiques. Porte di case aperte sulla strada, in cui solo una tenda coi fili di plastica divide il pubblico dal privato. Che quasi ti sembra di entrarci dentro, in quelle case, quando passeggi per i vicoli stretti.

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Io ogni volta – casualmente – mi trovo a fare questo giro a ora di pranzo, quando c’è pochissima gente. Quando l’umanità è ritirata nelle case e nell’aria si respira l’odore di cucina. E mi perdo sempre, serena del fatto che mi ritrovo. Mentre guardo una Fiat 126 parcheggiata e tenuta come un bijoux. O un gatto randagio che mi fissa, perplesso.

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Nei miei giorni a Martina ho alloggiato a casa di mia zia, che vi consiglierei pure, anche perché cucina in una maniera che vabbè. Però purtroppo è un trattamento non in vendita. Solo una volta ho pranzato fuori e ho mangiato qui, una caprese che ho molto apprezzato con nodini di mozzarella e pomodori ciliegini. Ho speso quanto una pausa pranzo a Milano. Ho mangiato all’aperto, in un vicoletto nel quale le case ci facevano ombra, in pieno centro ma in un anfratto piacevole e tranquillo. Comunque lo consiglierei.

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Un altro posto che vi consiglierei è il pub EL PASO dove sono andata a cena con i miei cugini. È un posto chiuso, quindi è perfetto specialmente se capitate da queste parti nei mesi più freddi o in una serata piovosa. Il motivo per cui ve lo consiglio è che fa delle “pepite di pollo” eccellenti. Cioè non i Mc Nuggets che vi stanno venendo in mente, proprio delle vere mini-cotolettine  che non potranno non risvegliare il suino che è in voi. Inoltre ha una buona selezione di birre, m’è parso.

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Il 10 agosto sono andata nella ridente SAVA, sempre in provincia di Taranto, per l’iniziativa “Calici Sotto le Stelle“: in pratica paghi 5 euro, ti danno un calice (di vetro, non un bicchiere di plastica) e 3 ticket con i quali hai diritto a 3 degustazioni di vini locali. Il motivo per cui ve lo segnalo è che con 10 euro siete praticamente sbronzi (considerato che si beve essenzialmente Primitivo). Se siete vecchi alcolisti, forse ve ne servono 15. Ma, voglio dire, conviene.

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Qualora poi voleste fare spugnetta, ci sono numerosissimi stand presso i quali acquistare prodotti tipici serviti dagli indigeni a prezzi naturalmente ridicoli (cioè, meravigliosi). Io, per esempio, ho mangiato due melanzane ripiene per la folle cifra di 4 euro e la cosa ironica è che la mia premessa quella sera era stata “non ceno”.

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L’ultima tappa di questa puntata è stata TARANTO. La mia Taranto. Capirete che Taranto tornerà più volte, in questo blog. Ve la racconterò meglio, un pezzetto alla volta.

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Per adesso vi dico che sono arrivata di mattina, ho parcheggiato sul lungomare senza difficoltà e l’ho percorso. Ho osservato le navi all’orizzonte, il porto mercantile che sporge oltre il profilo del Castello Aragonese, il Monumento ai Marinai, le barche dei pescatori che passano sotto il Ponte Girevole che collega il Mar Grande al Mar Piccolo.

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E ho continuato, attraversandolo e raggiungendo il vero centro della città: Taranto Vecchia. Non mi ci sono addentrata da sola, non avevo tanto tempo e leggende metropolitane narrano che non sia un posto sicurissimo (anche se a me non è mai successo niente, ma mai). Ne ho percorso il perimetro (Taranto Vecchia è un’isola, collegata alla città nuova dal Ponte Girevole, per l’appunto e – qualora vi capitasse – visitarla sarebbe d’obbligo, specie considerato che esistono associazioni che organizzano addirittura dei veri e propri tour guidati).

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Sono scesa per la discesa vasto, che porta dritta sul lungomare vecchio, dove i pescatori vendono il pesce, in mezzo alle barche, dando le spalle al mare e all’industria. Ho scattato foto, osservato volti, inspirato a pieni polmoni quell’odore di pesce e metallo. Ho guardato e riconosciuto la città che ho amato per buona parte della mia vita. Ho continuato a camminare, attraverso l’umanità e gli intonaci scrostati, le panchine malconce, le scritte sui muri, i vecchi che mi guardavano perplessi perché un decennio di lontananza mi ha resa una forestiera. E poi sono spuntata dall’altro lato, sulla ringhiera che costeggia il mare, per ritornare in Piazza Castello dove, tra le auto e i palazzi,  si ergono due Colonne Doriche memorie dei tempi che furono, in cui Taranto era la capitale della Magna Grecia.

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Infine sono tornata su Corso Due Mari. Mi sono seduta al Caffè Bernardi, che è uno di quei posti che a Taranto spuntano come funghi, metà pasticcerie, metà cocktail bar, metà retrò, metà moderne. Ho bevuto, seduta ai tavolini fuori, un’ottima granita di limone. Anche qui per una folle cifra tipo 2 euro e 50. Ho guardato i ragazzini con la canna da pesca in mano, di fronte a me, al di là della strada. Con la lenza tesa, giù giù, fino al canale. Che chissà se lo pescano, un pesce. Che chissà se poi se lo mangiano, soprattutto.

Bentornata, mi sono detta. Mentre a casa mia mi sentivo un po’ padrona e un po’ turista.

 (to be continued)

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8 thoughts on “[Puglia on the road 1] – Martina Franca, Sava e Taranto

  1. Pingback: [Puglia on the Road 1] – Martina Franca, Sava and Taranto | One day I will be a Travel Blogger

  2. L’ho vista una volta sola, ma mi è rimasta “dentro” ed è proprio come dici tu, una bomboniera. Lungo il corso, m’imbattei in una pasticcerie che “smerciava” dei dolcetti locali: i bocconotti, una di quelle cose di “rigogliosa semplicità” che ti riappacificano con la vita. Non che abbia nulla contro le tue pepite di pollo, ma … io quel dolcetto me lo ricordo ancora…

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    • ahaha hai ragione. è un mio limite avere la sfacciata predilezione per il salato.
      io il bocconotto l’ho mangiato, a volte, al bar Tripoli, in centro. e credo anche che sia come il “pasticciotto” leccese così detto: un dolce di pasta frolla con dentro crema pasticcera e amarena. slurp comunque. 🙂

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  3. quanto ti capisco!!! Sono una tarantina doc espatriata a MIlano ormai da 4 anni. Amo MIlano ma la mia Taranto è nel sangue. Non so se hai mai viaggiato in autobus da Milano a Taranto (praticamente il viaggio della speranza, ma costa meno di treno o aereo e ti puoi portare dietro il mondo – prodotti tipici di casa, per intenderci che a Milano trovi col binocolo!)… io l’ho fatto spesso, viaggiavo di notte così non mi pesava più del dovuto… beh, puntualmente mi svegliavo la mattina all’alba, quando il sole spuntava e le misere tendine del bus non riuscivano a filtrare i raggi, e mi accorgevo di essere già in Puglia dal paesaggio: terra rossa, muretti mezzi sfatti, distese di ulivi…. il cuore cantava e canta ogni volta… poi arrivare a Taranto, scorgere il mare azzurro, l’odore pungente ma familiare del porto… ed è subito casa!

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    • eh sì! da milano ho rinunciato perché era troppo lunga per la mia capacità di sopportazione MA…l’ho fatto milioni di volte da Bologna, in autobus, quando ero all’università. e conosco benissimo la sensazione di cui parli…sia quella di quando arrivi all’alba e scorgi il paesaggio familiare, sia quella di quando riparti la sera, mentre le luci della città e dell’industria si specchiano sul mare e l’autobus se ne va, lentissimo, verso massafra 🙂
      certe sensazioni restano marcate a fuoco proprio 🙂

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  4. Pingback: [Puglia on the road 3] – Polignano Mon Amour | Un giorno sarò una Travel Blogger

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